Verbania: Covid/Accetta: la vita è più forte di tutto

Sovente in questi mesi, mi sono chiesta quali emozioni provassero le persone risultate positive al Covid ed oggi, dopo aver vissuto questa esperienza, vedo tutta la vita in un’ottica diversa, un po’ come se fossi ritornata da un viaggio a Lourdes. Per quasi un mese, mi domandavo se il giorno dopo mi sarei risvegliata e in quali condizioni fisiche. Talvolta, le difficoltà respiratorie, derivano proprio dal panico, dal senso di vuoto, dalla preoccupazione, dall’angoscia, tuttavia lo spirito e la forza di sopravvivenza hanno prevalso sui turbamenti. Ho riscoperto il beneficio dei prodotti naturali e all’improvviso, forza ed energia fisica e mentale hanno  pervaso  tutto il corpo, persino la memoria si è rinvigorita. Questo periodo per me è stato sinonimo di una vera e propria rinascita. Conservo nel cuore le iniziative solidali dei piccoli commercianti, fruttivendoli e salumieri locali, i quali si sono adoperati per portare i viveri presso le abitazioni degli ammalati in quarantena, insieme con i volontari della Protezione Civile e gli appositi servizi messi a disposizione dal comune, nel rispetto delle prescrizioni sanitarie. La solidarietà e l’unione, le peculiarità di questa particolare fase sociale, scandita dall’assiduita’ dei medici, dalla precisione cadenzata nelle varie fasi, per gli accertamenti inerenti la positività e la negatività dei tamponi, la premura degli operatori sanitari i quali, fra le varie emergenze, gestiscono anche l’ansia e gli attacchi di panico, in coloro che sono in attesa degli esiti del tampone. Questa è una fase indimenticabile e quando ho compreso di aver vinto, di essere stata più forte del virus, avrei voluto che i malati gravi, avessero avuto un po’ della mia forza, del mio plasma, tuttavia le donne con prole, non possono donarlo agli ammalati di Covid, per le gravi conseguenze che ne deriverebbero. A ciò si aggiunge il fattore lontananza, l’idea di un figlio piccolo, adolescente, positivo al Covid e la sofferenza di non poterlo raggiungere per le restrizioni impartite. Per una madre, l’idea di non poter curare il proprio figlio è il più grande motivo di apprensione, tuttavia riflettersi nel suo sorriso attraverso una videochiamata e rincuorarsi con l’idea di averlo allattato, è come donargli la vita due volte perché una parte materna è in lui, così il pensiero positivo ed ottimista conferisce la forza di pensare che tutto andrà bene e ci riabbracceremo. Nell’attimo in cui ho avuto contezza di aver superato la malattia, ho pensato a tutte le volte in cui la vita mi ha voluta su questa terra e per ogni vita che non va via c’è una missione da portar avanti.

Francesca Accetta

Dr.ssa Mag.le Francesca Accetta
Giurista Specializzata in Professioni legali
Esperta in Criminologia e Psicologia Forense
Iscritta al Foro di Avellino
Polizia Penitenziaria